Il settore non profit in Italia non ha ancora abbattuto del tutto il muro che lo separa dal mondo ICT, sebbene sia doveroso riconoscere che abbia fatto passi da gigante nel corso degli ultimi anni.

Fino a poco tempo fa il ritardo dell’avvento della digitalizzazione nel Terzo Settore era giustificato in gran parte alla morfologia stessa del settore non profit italiano che risultava essere essenzialmente composto da enti di dimensioni ridotte, dove la gestione è in gran parte caratterizzata da un controllo discontinuo.

Ma oggi è ancora plausibile giustificarsi così o si tratta soltanto di un tentativo estremo di trovare una via per espiare i propri peccati?

Certamente è inconfutabile il fatto che la mancanza di fluidità e continuità gestionale, tipica degli enti non profit di piccole dimensioni, conduca ad una inefficienza strutturale in grado di disperdere con facilità energie e risorse. Tuttavia attualmente esistono strumenti che possono limitare gli sprechi ottimizzando il tempo a disposizione dei volontari e dei dipendenti dell’ente.

Si tratta di una sorta di circolo vizioso in cui

“il cane si morde la coda”.

Si spende denaro per rimanere legati a tradizioni superate con la scusa che i costi della digitalizzazione della gestione operativa siano troppo alti, non considerando che nella maggioranza dei casi il tempo in cui l’investimento viene ammortizzato è decisamente breve.

Il periodo di forte contrattura economica che l’Italia ha dovuto affrontare -e che ancora oggi non può dirsi concluso- ha contribuito ad individuare all’interno dell’ambito non profit una realtà in grado non solo di sopravvivere ma addirittura di generare occupazione.

Per questo motivo molte aziende for profit hanno preso in considerazione la possibilità di aumentare la propria presenza all’interno del Terzo Settore, offrendo ad esso un incredibile aumento di occasioni da poter cogliere.

TechSoup e Google: non profit digital coach?

TechSoup, associazione charity statunitense, per sostenere la conversione al digitale delle organizzazioni non profit ha realizzato un Programma di Donazione supportato da marchi importanti come Microsoft, Cisco, Symantec e Autodesk.

In Italia il progetto è stato avviato nel 2010 con la fondazione di TechSoup Italia. Grazie a tale collaborazione le associazioni regolarmente iscritte a registro possono richiedere la donazione di sistemi applicativi ed operativi nonché prodotti server a fronte del pagamento di un costo amministrativo pari al 4% del valore commerciale del prodotto, destinato a TechSoup. Per conoscere i criteri di eleggibilità e poter prendere parte al Programma il consiglio è quello di fare un salto nel sito dell’Associazione TechSoup.

 

Certamente, Google non poteva essere da meno. Da aprile 2015 anche in Italia è attivo il servizio di Google per il Non Profit che permette agli enti del Terzo Settore di avvalersi dell’utilizzo gratuito di alcuni strumenti e servizi di Google normalmente a pagamento:

  • Ad Grants: pacchetto gratuito di online advertising con AdWords (valore commerciale  fino a 10.000$);
  • Google Apps: Gmail, Google Docs, Google Calendar e tutti gli strumenti “collaborativi”;
  • YouTube for Nonprofits: funzioni avanzate di gestione e promozione online attraverso il  canale YouTube;
  • Google Earth: risorse per incrementare la visibilità attraverso gli applicativi Google Earth e Google Maps.

 

Anche Google si avvale della collaborazione di TechSoup che si occuperà di verificare i criteri di ammissione degli enti non profit italiani e successivamente convalidarne l’accesso al Programma (criteri eleggibilità Google for non profit).

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Ormai la maggioranza degli enti non profit ha la propria pagina Facebook, Twitter, il proprio canale YouTube in modo da poter migliorare la propria visibilità e cercare di sensibilizzare gli utenti verso la propria causa. Secondo il sondaggio condotto dall’Istituto Italiano donazione e Sodalitas le maggiori criticità riscontrate nell’utilizzo dei Social Network sono legate proprio alla difficoltà di reperire tempo e risorse umane in grado di mantenere attiva la presenza online.

Il vero grande limite è la mancanza di cambiamento dei paradigmi gestionali non profit nelle realtà dimensionali ridotte. L’utilizzo di strumenti e applicativi innovativi non può essere più considerata una scelta accessoria bensì, come per il mondo for profit, deve divenire azione integrante delle politiche “aziendali”.