Si è concluso ieri a Bologna il Crowdfest, primo Festival del Crowdfunding in Italia, che ha visto alternarsi sul palco circa settanta ospiti ed esperti del settore.

Un programma ricco, interessante e divertente destinato non solo agli addetti ai lavori del Crowdfunding ma anche a tutti quelli che masticano un po’ di marketing, comunicazione e innovazione.

crowdfes

Durante i momenti di Crowdtalks i relatori hanno toccato molti temi importanti e “caldi” per la nostra economia: design, salute, scuola, cinema, impegno civico, food, gaming e innovazione sociale dove il Crowdfunding ha fatto da comune denominatore.

Si è trattato di un vero e proprio viaggio nella cultura digitale secondo un’ottica originale e tutt’altro che utopistica.

Il Crowdfunding non è solo raccolta fondi online ma anche condivisione, sensibilizzazione, Community-engagement, network, test di mercato insomma è uno strumento veramente potente che permette non solo di realizzare la propria idea in termini finanziari ma anche di fare marketing seguendo i principi guida della sharing economy. Quale altro strumento permette di fare test di mercato senza sprofondarci migliaia e migliaia di euro?!

La linfa vitale del Crowdfunding è il famoso principio dello Human to Human (h2h) che ha completamente scardinato la tradizionale modalità di fare comunicazione d’impresa.

h2h

D’altra parte in un Paese come il nostro, dove la cultura della vendita si sviluppa all’interno di uno scenario esperienziale fortemente emotivo, una delle critiche che non troppi anni fa venivano mosse contro le piattaforme di e-commerce online -e all’evoluzione della comunicazione digitale in generale- era la loro “asetticità”. Si riteneva impossibile riuscire a trasmettere la propria essenza tramite un “arido rapporto impersonale” online, che riduceva la vendita ad un freddo incontro fra domanda e offerta.

Ebbene, così non è stato. Il Crowdfunding è appunto un esempio lampante di come invece l’evoluzione digitale abbia permesso di porre l’utente finale al centro dei processi, rendendolo partecipe del progetto. Prima, dopo e durante le campagne è possibile comunicare direttamente con il produttore ed inviare i propri feedback, positivi o negativi che siano.

Oggi per chi vuole fare impresa è indispensabile capire che il prodotto deve essere per forza cucito su misura sul cliente perché la concorrenza nel mercato è altissima.

Il video che segue è il progetto Jungle Jacket lanciato su piattaforma di Crowdfunding (Eppela) di recente e che è stato capace di raccogliere più di cento mila euro!

Una delle criticità emerse spesso all’interno dei vari speech è stata appunto la mancanza di una vera e propria educazione alla materia. Purtroppo, sebbene la nostra terra abbia molte qualità, la lungimiranza non è mai stata fra quelle. La mancanza di una formazione sistematica su tali argomenti rallenta la crescita del settore facendoci rimanere indietro rispetto ad altri Paesi (anche europei). Fortunatamente esistono anche da noi dei fantastici pionieri che si sono avventurati nel mondo del Crowdfunding, permettendo ai curiosi come me di ispirarsi e lasciarsi travolgere da questo affascinante e potente strumento.

Quello che mi attrae di più del Crowdfunding -e parlo con tutta l’umiltà di chi si è da poco operativamente confrontato con le dinamiche e i meccanismi di questa bellissima macchina– è che non è uno strumento per pressapochisti.

E’ necessario avere una strategia, un piano di lavoro, un Business Plan definito e, soprattutto, essere realmente motivati.

Perciò ritengo che sia uno dei pochi settori in cui chi riesce è senz’altro meritevole!

Una volta durante un colloquio con un Amministratore di una società che si autodefinisce “ILLUMINATA” (e ancora oggi non so cosa intendesse) mi è stato detto: “Noi abbiamo fatto campagne di crowdfunding ma non si fanno i soldi veri”. Come se il cartellone pubblicitario a fine giornata si staccasse da terra e consegnasse personalmente una mazzetta di quattrini al proprietario dell’azienda.

Il problema è che il Crowdfunding, come è stato sottolineato spesso durante il Festival, richiede tempo e dedizione. Non basta limitarsi a caricare il progetto in piattaforma altrimenti sarebbe come dimenticarsi di mettere il sale nell’acqua della pasta…schifezza assicurata!

Non è il mercato a stabilire il prodotto bensì siamo noi a decidere cosa vogliamo che ci sia nel mercato per cui bisogna conoscere il target a cui ci si rivolge, sapere cosa pensa, come si comporta e quali sono i suoi bisogni da soddisfare. Solo in seconda battuta inizia la fase operativa di sviluppo del prodotto.

Il Crowdfunding è abilità nello storytelling, è capacità di emozionare ma soprattutto è organizzazione.

Le idee belle sono tante ma quelle che funzionano e si concretizzano sono poche perché sono pochi quelli che ci credono davvero, dedicando al proprio progetto ogni attimo di tempo. Non è un caso se il tasso medio di sopravvivenza delle startup sia veramente basso.

A chi fosse interessato a saperne di più su quello che è stato il Festival, consiglio di fare un salto sul sito del Crowdfest dove troverete anche i nomi dei relatori che reputo veramente preparati.

Considerata la mole di spunti, suggerimenti, appunti e idee che ho scritto nella mia agenda, posso serenamente dire di mettervi l’anima in pace perché a breve tornerò!